Basi legali e politica cantonale dei rifiuti
Secondo Webinar: Basi legali e politica cantonale dei rifiuti, 05.10.2026
Il ciclo di webinar proposto da AITI4CSR per la stagione autunnale è dedicato alla riduzione dei rifiuti e all’economia circolare, con l’obiettivo di approfondire il tema attraverso prospettive complementari e fornire alle aziende elementi utili per orientare le proprie scelte nell’ambito della prevenzione, della riduzione e del trattamento dei rifiuti. Dopo un primo incontro incentrato sugli aspetti pratici legati alla filiera dei rifiuti e alle responsabilità di ciascun operatore, il secondo appuntamento “Basi legali e politica cantonale dei rifiuti”, tenutosi il 5 ottobre 2026, ha approfondito le principali basi legali e gli orientamenti della politica cantonale in materia.
Jenny Assi, responsabile di AITI4CSR, ha introdotto il webinar ricordando come la prospettiva RRRS (ridurre, riusare, riciclare e solo infine smaltire) sia alla base della Politica cantonale dei rifiuti. La conoscenza del quadro normativo federale e cantonale permette alle aziende di migliorare la selezione degli scarti e di integrare strategie di economia circolare. Il relatore dell’incontro è stato Mauro Togni, Capo dell’Ufficio dei rifiuti e dei siti inquinati del Dipartimento del territorio del Cantone Ticino, che ha illustrato le principali disposizioni federali e cantonali e le relative implicazioni per le aziende.
In Svizzera, la regolamentazione in materia di rifiuti si inserisce nel sistema federalista: la Confederazione definisce il quadro normativo di riferimento, successivamente completato e attuato a livello cantonale. La Legge federale sulla protezione dell’ambiente (LPAmb) costituisce una delle principali basi legali e sancisce, tra gli altri, il principio di causalità, secondo cui i costi delle misure adottate per limitare un impatto ambientale sono a carico di chi lo ha generato. Applicato ai rifiuti, questo principio prevede che i costi legati alla loro gestione siano sostenuti da chi li produce, incentivando così la prevenzione. Un esempio concreto della sua applicazione è rappresentato dalla tassa sul sacco.
La chiarezza del quadro normativo passa innanzitutto attraverso una definizione precisa dei concetti ai quali la legislazione fa riferimento. Si definisce rifiuto qualsiasi cosa mobile di cui il detentore intende disfarsi o il cui smaltimento è richiesto nell’interesse pubblico. Anche il concetto di smaltimento assume un significato preciso e comprende l’intero percorso del rifiuto: la raccolta, il trasporto, il deposito e il trattamento, che include sia le trasformazioni fisiche, chimiche o biologiche sia le operazioni necessarie alla preparazione per il riutilizzo. La normativa individua nella prevenzione la priorità per una gestione più efficace dei rifiuti, favorendo successivamente il riciclaggio e stabilendo, qualora le alternative precedenti non risultino applicabili, che lo smaltimento avvenga nel rispetto dell’ambiente e sul territorio nazionale.
In questa prospettiva assume particolare rilievo l’Ordinanza svizzera sulla prevenzione e lo smaltimento dei rifiuti (OPSR), che ha l’obiettivo di proteggere l’uomo, la fauna, la flora e l’ambiente dagli effetti nocivi causati dai rifiuti. Dal 2015, il termine “prevenzione” è stato inserito nel titolo dell’Ordinanza, sottolineando l’importanza di intervenire prima che il rifiuto venga prodotto. La gestione dei rifiuti comincia infatti dalle scelte che consentono di limitarne o evitarne la produzione. Prevenire permette così di ridurre a monte sia gli impatti ambientali sia i costi legati alle successive fasi di smaltimento.
Un ulteriore riferimento è rappresentato dall’Ordinanza svizzera sul traffico di rifiuti (OTRif), che disciplina in particolare il traffico di determinate categorie di rifiuti e la loro consegna a imprese di smaltimento idonee. Tra queste rientrano i rifiuti speciali (rs) e quelli soggetti a controllo (rc), identificati attraverso specifici codici che tengono conto della loro origine e delle lavorazioni alle quali sono stati sottoposti. Per le imprese è inoltre importante distinguere le diverse tipologie di rifiuto, alle quali possono applicarsi modalità di gestione differenti. Nella categoria dei rifiuti urbani rientrano, oltre a quelli prodotti dalle economie domestiche, anche i rifiuti provenienti da imprese con meno di 250 posti di lavoro a tempo pieno, a condizione che abbiano una composizione analoga a quella dei rifiuti domestici (es. carta, vetro, PET, ecc. prodotti nell’ambito di attività amministrative). Un’azienda può quindi produrre rifiuti appartenenti a molte categorie diverse che, come emerso anche durante il primo webinar, necessitano di una corretta classificazione, al fine di individuare il percorso più appropriato per ciascuna tipologia. Il quadro normativo è completato da ulteriori ordinanze che disciplinano la gestione di specifiche tipologie di rifiuti, come ad esempio quelli derivanti da apparecchi elettrici ed elettronici, imballaggi e sottoprodotti di origine animale.
Alla normativa federale si affianca anche la pianificazione a livello cantonale. Uno degli strumenti più rilevanti è il Piano di gestione dei rifiuti (PGR), attraverso il quale il Cantone pianifica la gestione delle diverse tipologie di rifiuti sul proprio territorio. Il Piano viene elaborato su un orizzonte temporale di cinque anni e aggiornato in presenza di cambiamenti importanti. La legislazione cantonale stabilisce inoltre la ripartizione dei compiti tra Cantone e Comuni, attribuendo a questi ultimi, ad esempio, le competenze relative alla raccolta dei rifiuti urbani.
Una parte dell’incontro è stata dedicata anche al riciclaggio, evidenziando come la possibilità tecnica di riciclare un materiale non sia sufficiente, da sola, a determinarne il beneficio ambientale. La valutazione deve infatti tenere conto dell’intero processo e delle risorse necessarie a tutte le fasi del recupero del materiale. In questo senso, la composizione del rifiuto assume particolare importanza: materiali raccolti singolarmente, come il PET, possono essere avviati più facilmente al riciclaggio rispetto a flussi composti da materiali differenti.
Lo stesso principio vale nel confronto tra prodotti monouso e riutilizzabili. La possibilità di utilizzare più volte un prodotto non lo rende automaticamente preferibile dal punto di vista ambientale: occorre considerarne l’intero ciclo di vita e, in particolare, la produzione, il trasporto, il lavaggio e il fine vita, che incidono in maniera diversa sull’impatto complessivo. Come mostrato durante il webinar, all’aumentare del numero di utilizzi, l’impatto ambientale del prodotto riutilizzabile viene progressivamente distribuito nel tempo, rendendo più favorevole il confronto con l’alternativa monouso.
Per le aziende, le priorità rimangono quindi la riduzione, il riuso, il riciclaggio e, solamente come ultima possibilità, lo smaltimento. La riduzione ha inizio già nella fase di acquisto, attraverso scelte razionali che permettano di limitare la produzione di rifiuti; il riuso consente invece di prolungare la vita di prodotti e materiali, mantenendone la funzione originaria o destinandoli a nuovi utilizzi. Successivamente interviene il riciclaggio, che può assumere forme differenti: nell’upcycling il materiale recuperato mantiene un valore tale da poter essere nuovamente riciclato, mentre nel downcycling subisce una perdita di qualità che ne limita o impedisce un ulteriore riciclo.
Questi principi possono tradursi anche in interventi relativamente semplici nella quotidianità delle organizzazioni: dalla riduzione dell’utilizzo della carta attraverso la digitalizzazione, alla sostituzione delle bottiglie monouso con soluzioni riutilizzabili, fino a una raccolta differenziata che mantenga separate le diverse tipologie di scarti, come nel caso del vetro suddiviso in base al colore. Guardando al futuro, la crescita economica e demografica continuerà a determinare un aumento dei quantitativi di rifiuti prodotti, rendendo ancora più importante intervenire sulla prevenzione e sull’utilizzo efficiente delle risorse.
Il ciclo di approfondimenti proseguirà con il terzo webinar, dedicato alle “Sfide e opportunità dell’economia circolare”, con Simone Pedrazzini, CEO di EA – Earth Action, che permetterà di ampliare ulteriormente la prospettiva, affiancando ai temi legati alla gestione dei rifiuti un approfondimento sul ruolo delle risorse e il valore dei materiali lungo il loro intero ciclo di vita. Il webinar sarà inoltre completato dalla testimonianza aziendale di Antonio Puntello, Vice President Global Sustainability di Timex Group.
Per iscriversi al webinar è possibile compilare il formulario disponibile qui.

