Sfide e opportunità dell'economia circolare

Terzo Webinar: Sfide e opportunità dell'economia circolare, 19.10.2026

Il ciclo di webinar proposto da AITI4CSR durante il periodo autunnale, dedicato al mondo dei rifiuti e all’economia circolare, si è concluso il 19 ottobre 2026 con il terzo appuntamento, intitolato “Sfide e opportunità dell’economia circolare”. Dopo un primo incontro focalizzato sugli aspetti pratici della filiera dei rifiuti e sulle competenze dei diversi soggetti coinvolti e un secondo approfondimento sulle basi legali in materia, l’ultimo webinar ha ampliato la prospettiva, concentrandosi sulle opportunità e sulle sfide legate all’economia circolare.

Jenny Assi, responsabile di AITI4CSR, ha introdotto l’incontro sottolineando l’importanza di affiancare alla corretta gestione dei rifiuti una riflessione più ampia sull’intero ciclo di vita dei prodotti e dei materiali. In un contesto caratterizzato da crescenti aspettative in materia di riduzione dei rifiuti e da un quadro normativo in continua evoluzione, le aziende sono infatti chiamate non soltanto a ridurre i propri impatti ambientali, ma anche a misurarli e a dimostrare, attraverso dati attendibili, i risultati delle iniziative intraprese. I relatori del webinar sono stati Simone Pedrazzini, CEO di EA – Earth Action, che ha illustrato il ruolo dell’economia circolare nella riduzione degli impatti ambientali e nell’utilizzo più efficiente delle risorse, e Antonio Puntello, Vice President Global Sustainability di Timex Group, che ha presentato l’esperienza del gruppo, mostrando come i principi dell’economia circolare possano essere applicati concretamente nelle realtà aziendali.

La Svizzera presenta una situazione contrastante in materia di gestione dei rifiuti: da un lato, si distingue per un sistema di riciclaggio particolarmente sviluppato, con una quota di rifiuti riciclati pari a circa il 52%; dall’altro, però, figura tra i Paesi con i maggiori quantitativi di rifiuti prodotti pro capite, con circa 670 kg per abitante. Questi due dati evidenziano come gli elevati livelli di riciclaggio, pur rappresentando un risultato importante, non siano sufficienti a garantire un utilizzo sostenibile delle risorse. Accanto al miglioramento dei sistemi di riutilizzo e riciclo, risulta quindi fondamentale intervenire sulla quantità complessiva di rifiuti generati, agendo sulle modalità di produzione, consumo e gestione dei materiali.

La necessità di questa trasformazione si inserisce in un contesto ambientale ed economico sempre più complesso. A questo proposito, Pedrazzini ha richiamato gli scenari climatici CH2025, elaborati da MeteoSvizzera e dal Politecnico federale di Zurigo, secondo i quali, in uno scenario di aumento della temperatura globale di 3 °C, le giornate tropicali a Lugano, caratterizzate da temperature superiori ai 30 °C, potrebbero quintuplicarsi, passando da una media di 12 giornate all’anno nel periodo 1991-2020 ad addirittura 63. Le conseguenze del cambiamento climatico sulla disponibilità delle risorse, sull’agricoltura e sulle infrastrutture, insieme alle incertezze geopolitiche ed economiche, rendono la sostenibilità sempre più importante per la resilienza delle imprese. In questo contesto, diventa fondamentale riconoscere nella transizione verso modelli più sostenibili non soltanto un obbligo normativo, ma anche un’opportunità per migliorare l’efficienza, ridurre i costi e rafforzare la competitività aziendale.

È proprio in questa prospettiva che assume rilevanza il passaggio dall’economia lineare a quella circolare. Il modello lineare tradizionale si basa sull’estrazione delle materie prime, sulla produzione, sull’utilizzo e infine sullo smaltimento dei prodotti, comportando consumo continuo delle risorse e una crescente produzione di rifiuti. L’economia circolare propone invece di conservare il più a lungo possibile il valore dei prodotti e dei materiali attraverso la prevenzione degli sprechi, il riutilizzo, la riparazione, il riciclaggio e la valorizzazione delle risorse.

Per valutare correttamente le diverse possibilità, uno strumento particolarmente utile è l’analisi del ciclo di vita, conosciuta come Life Cycle Assessment (LCA) o ecobilancio. Questo metodo permette di quantificare gli impatti ambientali associati a un prodotto o a un servizio considerando le diverse fasi del suo ciclo di vita, dall’approvvigionamento delle materie prime fino allo smaltimento finale. L’obiettivo è disporre di informazioni che consentano di confrontare le differenti soluzioni e individuare quelle che presentano, nel complesso, un impatto ambientale più favorevole. Durante il webinar è stato presentato un caso relativo all’impiego di materiali riciclati nelle pavimentazioni stradali, per il quale era stata stimata una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra fino al 37% rispetto all’utilizzo di materiali vergini. Uno studio LCA ha permesso di valutare i benefici ambientali delle diverse soluzioni, considerando anche gli impatti associati alle successive fasi di utilizzo e manutenzione. Dopo l’analisi dell’intero ciclo di vita, i benefici ambientali sono risultati meno significativi rispetto alle stime iniziali, anche se le alternative con materiali riciclati rimanevano complessivamente più favorevoli. L’esempio evidenzia quindi l’importanza degli studi LCA per orientare le decisioni verso soluzioni effettivamente più sostenibili.

Anche l’evoluzione del quadro normativo assume un ruolo importante nell’obbligare le imprese ad evitare il greenwashing e nel favorire l’adozione di pratiche di economia circolare. In Svizzera, la Legge federale contro la concorrenza sleale e, a livello europeo, la Direttiva UE 2024/825 richiedono una sempre maggiore attenzione alle dichiarazioni ambientali utilizzate dalle imprese. La comunicazione in materia di sostenibilità deve essere chiara e trasparente, evitando affermazioni generiche o fuorvianti che possano indurre i consumatori a considerare un prodotto sostenibile o climaticamente neutro senza adeguate prove. Per le imprese diventa quindi sempre più importante disporre di dati verificabili, come quelli forniti dagli ecobilanci, per dimostrare i benefici ambientali dichiarati e ridurre il rischio di multe.

In questo contesto, un ruolo importante è svolto dalle dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD), che permettono di comunicare in modo verificato gli impatti ambientali di un prodotto lungo il suo ciclo di vita. Basate su studi LCA, elaborate secondo criteri comuni e gestite nell’ambito di programmi coordinati da appositi organismi (programme operator), le EPD favoriscono la trasparenza e, a determinate condizioni, il confronto tra prodotti. Come evidenziato da Pedrazzini, lo sviluppo e la diffusione di metodologie condivise, banche dati, strumenti di analisi settoriali, risorse messe a disposizione dall’UFAM e soluzioni digitali, anche basate sull’intelligenza artificiale, possono facilitare lo svolgimento delle analisi ambientali, rendendole più accessibili anche alle piccole e medie imprese e favorendo una maggiore autonomia nella loro realizzazione. È stato inoltre affrontato il tema del sostegno alle imprese interessate a intraprendere questi percorsi. Mauro Togni, Capo dell’Ufficio dei rifiuti e dei siti inquinati del Cantone Ticino, ha illustrato la possibilità di valutare forme di sostegno cantonale per progetti che, oltre a portare benefici alle singole aziende, permettano di sviluppare strumenti e soluzioni utilizzabili anche da altre realtà per ridurre i rifiuti. A tale scopo è possibile sottoporre un progetto all’Ufficio dei rifiuti e dei siti inquinati descrivendo quanto si intende fare per la circolarità, la rilevanza del tema, un preventivo e il contributo (anche finanziario) sostenuto dall’azienda.

Un’altra opportunità legata all’economia circolare è rappresentata dalla simbiosi industriale, attraverso la quale gli scarti o i sottoprodotti di un’attività possono diventare risorse per un’altra impresa. A questo proposito è stato presentato un progetto che valuta la possibilità di utilizzare il gesso, materiale di scarto derivante dalla produzione del sale, come materia prima per il settore cementiero. La fattibilità della soluzione dipende non solo dalle caratteristiche tecniche dei materiali, ma anche dagli impatti ambientali ed economici legati alla logistica e al trasporto. L’esempio mostra come la collaborazione tra imprese, a livello regionale, possa favorire nuove filiere volte a rafforzare la competitività delle imprese e del territorio. Sul piano normativo, Mauro Togni ha inoltre richiamato la necessità di prestare particolare attenzione alla gestione dei rifiuti speciali e ai trasferimenti transfrontalieri, che possono richiedere procedure e autorizzazioni specifiche.

La seconda parte del webinar è stata dedicata alla testimonianza di Antonio Puntello, Vice President Global Sustainability di Timex Group, attivo nel settore dell’orologeria con marchi propri e in licenza. Puntello ha sottolineato come l’adozione di pratiche sostenibili richieda, oltre a competenze tecniche, anche un cambiamento culturale all’interno delle aziende, che permetta di riconoscere come gli investimenti nella sostenibilità possano generare anche benefici economici nel lungo periodo.

Un esempio concreto dell’importanza della collaborazione lungo la filiera è rappresentato dal progetto sviluppato nell’atelier Timex di Agno con il supporto di Reffnet. Attraverso un’analisi dei rifiuti prodotti e il coinvolgimento dei fornitori, è stata individuata la possibilità di introdurre un sistema di logistica inversa (reverse logistics) per restituire e riutilizzare gli imballaggi dei componenti degli orologi. Secondo le stime, questa soluzione permetterebbe di evitare ogni anno lo smaltimento di circa 3 tonnellate di plastica e di ridurre le emissioni di circa 14,8 tonnellate di CO₂ equivalente, dimostrando come il coordinamento tra imprese possa favorire un uso più efficiente e responsabile delle risorse.

Un secondo ambito di intervento ha riguardato gli imballaggi destinati alla vendita degli orologi, che, secondo le analisi condotte da Timex Group, possono rappresentare dal 15% al 75% delle emissioni considerate nel ciclo di vita del prodotto e pesare fino a cinque volte più dell’orologio stesso. Attraverso il progetto Neptune, il gruppo ha quindi avviato una riprogettazione delle confezioni per ridurre il numero di materiali utilizzati, il peso e i volumi, migliorandone la riciclabilità e la praticità dello smaltimento senza comprometterne la qualità estetica. Oltre a ridurre gli impatti ambientali, queste modifiche permettono anche di ottimizzare il trasporto e contenere i costi logistici.

In conclusione, il ciclo di webinar ha permesso di comprendere, attraverso esempi concreti, come la prevenzione della produzione di rifiuti e la valorizzazione delle risorse, possa diventare un’opportunità concreta per ridurre gli impatti ambientali, migliorare l’efficienza e creare valore nel lungo periodo.

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