Consigli pratici per una gestione efficace dei rifiuti in azienda

Primo Webinar: Consigli pratici per una gestione efficace dei rifiuti in azienda, 21.09.2026

Il primo ciclo di webinar proposto da AITI4CSR per la stagione autunnale è dedicato alla riduzione dei rifiuti e all’economia circolare. In Ticino vengono prodotti ogni anno più di 2 milioni di tonnellate di rifiuti. I rifiuti edili costituiscono la percentuale maggiore (82%), seguono i rifiuti urbani (14%), i rifiuti speciali (2%) e i fanghi (1%).

A questi aspetti è stato dedicato il webinar AITI4CSR “Consigli pratici per una gestione efficace dei rifiuti”, tenutosi il 21 settembre 2026. L’incontro ha aperto un ciclo di approfondimenti dedicato alla gestione dei rifiuti, con l’obiettivo di affrontare il tema da prospettive complementari: dalla gestione operativa alle basi legali e alla politica cantonale, fino alle opportunità connesse all’economia circolare.

Jenny Assi, responsabile di AITI4CSR ha introdotto il webinar sottolineando l’importanza di favorire collaborazioni tra settore pubblico e privato al fine di prevenire innanzitutto la creazione di rifiuti, favorire il riciclo e la loro valorizzazione termica. Sempre più aziende chiedono ai propri fornitori informazioni precise sui quantitativi di rifiuti prodotti, con l’obiettivo di responsabilizzare tutta la filiera sull’utilizzo efficiente delle risorse. Il primo webinar è stata anche un’occasione per comprendere meglio i possibili vantaggi economici legati ad una corretta gestione e separazione dei rifiuti.

Il relatore del primo appuntamento è stato Giacomo Tagliabue, Amministratore Delegato di MSE Metal Service Ecologic SA, azienda ticinese attiva nella gestione, nel trasporto, nel recupero e nel riciclo dei rifiuti, che ha illustrato come il primo principio da considerare sia la necessità di intervenire, per quanto possibile, prima che il rifiuto venga prodotto. La gerarchia dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) pone infatti la prevenzione al vertice delle priorità, seguita dal riutilizzo e dalla valorizzazione materiale. La valorizzazione energetica e, infine, il conferimento in discarica intervengono solamente quando le possibilità precedenti non risultano applicabili. Questa gerarchia permette di leggere la gestione dei rifiuti non esclusivamente come un’attività di smaltimento, ma come un processo che comincia all’interno dell’azienda.

Questo approccio assume una rilevanza anche economica. I materiali correttamente separati possono essere più facilmente avviati al recupero e, in determinate condizioni, generare un valore economico per l’azienda. Al contrario, quando materiali differenti vengono mescolati o non sono correttamente identificati, aumentano le attività necessarie per la loro selezione e gestione, con conseguenze sui relativi costi. Per spiegare al meglio questo concetto, è stato dimostrato a livello numerico, come la suddivisione di 10 tonnellate di materiale di scarto in quattro tipologie di rifiuti distinti permetta all’azienda che li ha prodotti di ridurre i costi dello smaltimento di oltre l’80%. L’attenzione non dovrebbe quindi concentrarsi esclusivamente sul prezzo dello smaltimento espresso in CHF/t. Una valutazione più completa considera l’intero percorso del rifiuto, dalla modalità con cui viene prodotto e raccolto fino alla sua destinazione, includendo le possibilità di recupero e valorizzazione.

Una gestione efficace richiede pertanto un approccio strutturato: ridurre la produzione dei rifiuti, classificarli correttamente, separarli, garantire condizioni di gestione sicure, conferirli a operatori e impianti idonei e mantenere una documentazione adeguata, con una particolare attenzione riservata ai rifiuti speciali e a quelli soggetti a controllo, per i quali sono previsti requisiti specifici. Per gestire correttamente un rifiuto è necessario conoscerne le caratteristiche. La normativa distingue, tra gli altri, i rifiuti speciali (rs), gli altri rifiuti soggetti a controllo (rc) e gli altri rifiuti soggetti a controllo con obbligo di modulo di accompagnamento (rcm).

L’elenco ufficiale svizzero associa a ciascun rifiuto uno specifico codice OTRif a sei cifre, che consente di identificarne le caratteristiche più importanti. Le prime due cifre ne indicano il settore o l’attività di provenienza, le due successive fanno riferimento ai trattamenti e alle lavorazioni a cui il materiale è stato sottoposto, mentre le ultime due identificano in modo specifico la singola tipologia di rifiuto. La classificazione non può essere effettuata considerando soltanto l’aspetto esteriore del materiale, in quanto rifiuti apparentemente simili possono richiedere trattamenti diversi. Un esempio è il legno: un pallet o uno scarto di legno non trattato può essere avviato ai normali processi di recupero e valorizzazione, mentre una traversina ferroviaria, pur essendo anch’essa costituita da legno, presenta caratteristiche molto diverse. Le traversine possono infatti essere impregnate di sostanze protettive, antiparassitarie e antivegetative, e rientrare quindi tra i legni problematici, che non possono essere gestiti come il legno ordinario. Una classificazione accurata non risponde quindi soltanto a un’esigenza formale. Essa contribuisce a individuare il percorso di gestione adeguato e a evitare che un materiale venga destinato a un trattamento non necessario o più oneroso. Un’errata identificazione può infatti determinare conseguenze ambientali ed economiche.

La corretta gestione non termina nel momento in cui il rifiuto lascia il sedime aziendale. Il suo percorso coinvolge diversi soggetti, ciascuno con compiti specifici: l’azienda produttrice, il trasportatore, l’impianto di trattamento e gli operatori responsabili del recupero o dello smaltimento finale. Per le imprese diventa quindi importante conoscere non soltanto il soggetto incaricato del ritiro, ma anche la destinazione del materiale e le successive fasi della filiera. Affidarsi a operatori autorizzati (ad esempio in possesso dell’autorizzazione OTRif, della durata di tre anni) e mantenere una documentazione adeguata consente di assicurare la tracciabilità dell’intero percorso. I dati relativi alle quantità, alle tipologie e alle destinazioni dei rifiuti permettono di valutare con maggiore precisione le prestazioni dell’azienda e costituiscono una base informativa utile per la rendicontazione degli impatti ambientali, economici e legati alla salute e alla sicurezza.

Inoltre, sempre più aziende considerano nel loro calcolo delle emissioni di CO2 lo scope 3, il quale considera anche le emissioni legate alla tipologia di rifiuto prodotto.

Ne deriva un approccio in cui la gestione dei rifiuti non rappresenta soltanto la fase finale di un processo: le decisioni prese a monte incidono infatti sia sull’impatto ambientale sia sui costi. Diventa quindi importante conoscere i materiali utilizzati in azienda per verificare le opportunità di prevenzione, riutilizzo e riciclo prima della loro destinazione a rifiuto. Prodotti monomateriali e privi di trattamento sono più semplici da recuperare rispetto a prodotti complessi e trattati chimicamente.

Il percorso di approfondimento proseguirà con gli appuntamenti dedicati alle basi legali e alla politica cantonale dei rifiuti, con Mauro Togni, Capo dell’Ufficio dei rifiuti e dei siti inquinati del Dipartimento del territorio del Cantone Ticino, e alle sfide e opportunità dell’economia circolare, con Simone Pedrazzini, CEO di EA – Earth Action.

Tabella estrapolata dal Corporate Footprint Calculator realizzato l’Ufficio federale dell’energia (UFE) e l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM): Nella tabella sono riportati alcuni esempi di “rifiuti standard” inclusi nel Calcolatore della Confederazione. Per la tipologia di rifiuto e la rispettiva modalità di smaltimento è possibile calcolare la quantità di emissioni associata a 1’000 kg di rifiuti, espressa in kg di CO₂eq.

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